
n.b. questa è un’opera di fantasia, ogni riferimento a persone, luoghi ed eventi reali è puramente casuale.
I.
TORRE M
Era lunedi mattina, ore 8.00.
Ada camminava affrettando il passo, con le sue scarpe mary jane lucide dal tacco quadrato.
Non amava arrivare in ritardo al lavoro, forse la sua puntualità le derivava dalle origini nipponiche…Ada era infatti nata da padre italiano e da madre giapponese.
Alzò gli occhi al cielo, non riusciva ad entrare in ufficio senza guardarla almeno per qualche secondo…la torre M, dove lavorava da circa un anno come esperta informatica, sede della multinazionale presso la quale aveva facilmente trovato impiego, viste le sue ottime skills.
M stava per M.A.R.D.EX. e M.A.R.D.EX. stava per Monitoring Analytics & Research Data EXchange.
Mardex era la più potente azienda di sviluppo software esistente, non aveva rivali nel suo campo e la scelta della sede in cui si trovava rispecchiava in pieno il senso di potenza e superiorità che quel nome evocava in chiunque.
La cosiddetta “torre M”, sede legale della Mardex, era un altissimo grattacielo di 43 piani, la cui superficie nera specchiata rifletteva il cielo, in quel momento cupo e minaccioso.
In alto campeggiava una M rossa dalle punte affilate, un simbolo che tutti conoscevano: il logo della Mardex.
Sopra la costruzione, che già di per sé sfidava la gravità svettando sull’intera città, si slanciava un’altissima guglia, simile a quella di una cattedrale gotica, che la sera si accendeva di una luce rossa.
Quell’edificio era bellissimo, rappresentava la tecnologia, l’efficienza, il futuro…ma allo stesso tempo aveva un’aura minacciosa…pensò Ada, abbassando la testa.
Era il momento di entrare, varcò la bellissima ed enorme porta a vetri e passò al tornello.
Strisciò il badge e comparve come ogni mattina il suo nome sullo schermo: Valentini, Ada – Cyber Risk Intelligence Analyst – Access: authorized
E sullo schermo apparve, come ogni giorno, anche il suo volto: Ada aveva lunghi capelli nero corvino, liscissimi, tagliati con una frangetta dritta e geometrica.
Erano neri anche gli occhi allungati, dal taglio asiatico, sotto l’occhio sinistro aveva un piccolo neo.
I lineamenti delicati risaltavano sulla carnagione chiarissima.
Mentre il suo volto la guardava con aria seria, Ada passò il tornello…un’altra settimana di lavoro cominciava.
II.
MARCO
Ada guardò se stessa nello specchio del modernissimo ascensore, per controllare che il suo outfit fosse in ordine.
Aveva una camicetta bianca ben stirata, una gonna nera, i collant erano velati. Ada amava molto il bianco e il nero, specialmente abbinati insieme le davano un’idea di ordine, come i numeri, come i codici.
Arrivò nel grande open space in cui era collocato il suo team, e sedette alla scrivania.
“Buongiorno, Ada” sentì una voce allegra che riconobbe subito, era il suo vicino di scrivania, Marco.
Si girò a guardarlo, e suo malgrado il suo cuore mancò un battito…Marco non era certo un genio dell’informatica, ma era così…carino, e dolce.
Le stava sorridendo con una fila perfetta di denti bianchi, e da sotto i capelli castani un po’ scompigliati la guardava con calore e simpatia…”Hai già preso il caffè?” le disse.
Ada si sentiva stupida quando lo vedeva, era già una persona abbastanza riservata di suo ma davanti a Marco non riusciva a spiccicare parola…era un invito? Cosa avrebbe dovuto rispondere? Lei preferiva il the al caffé, pur essendo cresciuta in Italia aveva comunque sangue nipponico nelle vene…ma lui era così gentile…
Mentre stava per rispondere, dietro la loro scrivania vide affacciarsi un seno prosperoso, incorniciato da un tailleur nero strizzatissimo: quel look era inconfondibile, si trattava della loro team leader Lucrezia Sarti…Ada alzò lo sguardo, e vide che come al solito Lucrezia aveva raccolto i lunghi capelli scuri e mossi in una coda alta, era impeccabilmente e pesantemente truccata e stava guardando Marco con disapprovazione da dietro i suoi occhiali a farfalla…”Marco, sei appena arrivato e già inizi a chiacchierare?” disse con un sorrisetto ironico “smettila di disturbare Ada e concentrati sul lavoro” era in piedi sulle sue inseparabili Louboutin nere dalla suola rossa, tamburellò con le lunghe unghie ricostruite con la french manicure sulla scrivania di Marco, che raggelò, restando zitto come al solito…
”Ah ah ah ah…” a quel punto si sentì una risata maschile forzatissima provenire da due scrivanie di distanza, e Ada non aveva bisogno di girarsi per capire chi fosse…era il collega Davide Morelli, cocco di Lucrezia…che non mancava mai di ridere alle sue battute, anche se non erano per nulla divertenti.
III.
MANDO IO QUELLA MAIL
“Piuttosto, invece di perdere tempo e disturbare chi lavora…” continuò Lucrezia storcendo le labbra rimpolpate da un recente filler “hai inviato la mail urgente che ti ho chiesto venerdi, il report sul progetto Tomy?”
Il team in quel momento stava lavorando ad un progetto chiamato T.O.M.Y. – E (ma soprannominato da tutti confidenzialmente Tomy) che era ancora in fase di sviluppo.
T.O.M.Y. – E stava per Task Oriented Modular Yielder – Enterprise…si trattava di un algoritmo innovativo capace di monitorare la distribuzione dei task nel flusso aziendale e ottimizzare la resa dei dipendenti…si poteva dire che quell’algoritmo fosse quasi interamente opera di Ada.
“Allora Marco, mi rispondi?” incalzò Lucrezia con la sua voce squillante e perentoria….Marco impallidì, Ada potè vedere il suo bel viso raggelare…”I-io, io…” iniziò a balbettare, e Ada provò pena per lui…possibile che non sapesse difendersi da questi attacchi? Era così dolce e ingenuo…carne da macello in quell’ufficio. Ada abbassò gli occhi, fingendo indifferenza.
“Come hai potuto dimenticare una cosa così importante!!!” strillò Lucrezia come un’aquila, gli occhi iniettati di sangue.
Fu allora che si sentì una voce maschile: “Non ti preoccupare, Lucrezia, l’email l’ho inviata io” Davide si levò dall’alto della sua statura, e affiancò la manager con il suo impeccabile completo, sorridendo compiaciuto. Ada lo detestava, ma non si poteva non notare la sua avvenenza: Davide era moro, aveva i capelli corti e una barba curatissima, i suoi occhi erano verde smeraldo e spiccavano sul bel viso abbronzato dalla mascella pronunciata, come quelli di un gatto malefico che aveva appena gettato un oggetto da un tavolo, e lo guardava rompersi compiaciuto.
Ada assisteva ogni giorno a questi teatrini, e si era sempre fatta gli affari suoi…ma stavolta non poteva rimanere zitta, perché sapeva cosa in realtà fosse successo…
Quindi intervenne: “Lucrezia, veramente, non è per difendere nessuno, ma ricordo benissimo che venerdi prima di andare via ho sentito Davide dire a Marco queste testuali parole: ‘non ti preoccupare tu vai, mando io quella mail, avviso io Lucrezia stai tranquillo’…sai Marco aveva un impegno urgente e doveva uscire…forse Davide non se lo ricorda bene, si sarà divertito nel week end e lo avrà dimenticato, ma è stato proprio lui a proporsi di inviare la mail….ha detto anche che ti avrebbe avvisata, ma evidentemente non lo ha fatto…quindi, Marco non lo aveva affatto dimenticato” sorridendo con aria di sfida, guardò Morelli dritto nei suoi occhi verde veleno, e lo vide chiaramente in difficoltà: “Ah si, Ada hai ragione…lo avevo dimenticato in effetti…ero convinto di avertelo detto” si giustificò.
“Comunque non si delegano agli altri le cose che ti chiedo di fare” chiuse Lucrezia con freddezza rivolgendosi a Marco, mentre tornava al suo posto stizzita.
Dalla scrivania accanto alla sua, Marco le sorrise.
III.
PAUSA PRANZO
In ufficio purtroppo scene come quella erano all’ordine del giorno, tuttavia nessuno osava rimproverare Ada, ne avevano tutti timore….questo lei pensava fosse dovuto al fatto che non c’erano colleghi in azienda che possedessero le sue skills…non per nulla, aveva studiato negli Stati Uniti, e non appena laureata con il massimo dei voti Mardex l’aveva subito contattata per offrirle un posto di lavoro ben retribuito.
Pertanto, nessun collega aveva mai osato giocarle brutti scherzi, né la Sarti si era mai permessa di mobbizzare con le sue battute un membro così importante del team…
Ada era riservata, non stringeva particolare amicizia con nessuno e amava passare le notti a giocare a videogames…era il cliché della vera nerd…pensò sorridendo tra sé e sé.
Era contenta di aver difeso Marco, lui era l’unico a scaldarle il cuore…mentre era persa in quei pensieri, sentì chiamare il suo nome con dolcezza.
“Ada…” era Marco, che timidamente si era avvicinato alla sua scrivania, e le chiese: “Hai già pranzato?”. In realtà Ada aveva portato con sé un bento, ma non lo disse…desiderava tanto pranzare con lui…”Veramente no…” rispose guardandolo negli occhi. Aveva davvero il sorriso più dolce che lei avesse mai visto…”Ti porto in un posto qui vicino. Ti devo un pranzo, come minimo” le disse, e uscirono insieme.
Il posto si trovava vicinissimo al loro ufficio, ma Ada non lo aveva mai visto, perché di solito consumava il suo bento da sola davanti al pc, magari scriveva nuovi codici o algoritmi, magari guardava le ultime news sul mondo dei videogiochi….insomma Ada era una persona solitaria, in generale non aveva simpatia per i colleghi…tranne uno…
Ada non badò a nulla di quello che ordinarono o mangiarono, perché non aveva occhi che per lui…Marco aveva i capelli castani e lisci, sempre un po’ spettinati, che gli ricadevano sugli occhi grandi e dall’aspetto fanciullesco, quasi innocente…le parlava di sé, veniva da un città di provincia, aveva fatto tanti sacrifici per studiare fuori e per trovare lavoro, anche se lo trattavano male era grato di poter stare in un posto come la Mardex…viveva da solo, aveva un cane di nome Jack, gli piaceva giocare a calcetto…
Era così ordinario…pensò Ada….ma il suo sguardo aveva qualcosa di così speciale…e il suo sorriso era veramente dolcissimo…smise di ascoltarlo, e immaginò come sarebbe stato accarezzare quei capelli, sembravano così morbidi…
Ma la pausa pranzo finì presto, e tornarono alla scrivania.
IV.
BAMBOLA ROTTA
Quel pomeriggio, Davide si avvicinò alla scrivania di Marco e gli mollò un’incombenza che avrebbe dovuto sbrigare lui…Lucrezia finse di non sentire.
Marco non disse nulla…ma perché si faceva trattare così da quei due?
Decise però di non intervenire oltre quel giorno…avrebbe trovato il modo di aiutarlo, doveva solo pensare a come fare.
Ada guardò l’orologio…era ora di andare a casa. Era ormai sera, aveva fatto tardi al lavoro come spesso le accadeva…
Spense il pc e si incamminò fino a scendere nell’immenso parcheggio sotterraneo della Mardex…dove aveva lasciato la macchina?
Iniziò a scendere, il parcheggio era illuminato, ma la fredda luce al neon conferiva un’aria sinistra e asettica a quel posto, era completamente deserto…
Ada camminava tra le corsie vuote del parcheggio, in cerca della sua macchina, e d’improvviso vide qualcosa a terra…ma cos’era? Una macchia? Un liquido scuro…olio di motore?
Era una macchia enorme, densa e vischiosa, Ada vinta dalla curiosità seguì la scia e girò l’angolo da cui il misterioso liquido sembrava provenire….e fu allora che lo vide.
Era supino, sdraiato in una posizione innaturale, braccia e gambe erano piegate in modo contorto, sembrava una bambola rotta.
Il suo cranio era fracassato e attorno a lui c’erano sangue e pezzetti di qualcosa che sembrava proprio…cervello…ma si distingueva ancora benissimo quello che era stato il suo bel viso: era Davide Morelli, ed era decisamente…morto. In quel momento la sua espressione superba e compiaciuta era scomparsa, lasciando il posto ad un ghigno spaventoso…
Atterrita, Ada alzò gli occhi e vide il piano superiore dell’enorme parcheggio sotterraneo…doveva essere caduto da lì sopra, pensò lucidamente per un nanosecondo, prima di iniziare a correre terrorizzata, chiamando aiuto.
Corse, corse, fino ad arrivare alla guardiola in cui si trovavano i custodi del parcheggio, che impiegarono un po’ a capire cosa fosse accaduto…Ada era in preda ad una crisi isterica e non riusciva a spiegarsi…Li condusse dove era il corpo martoriato e allora gli uomini chiamarono subito la polizia che arrivò poco dopo…
Le venne fatta qualche breve domanda, “è solo formalità” le disse una poliziotta “tutto fa pensare a un suicidio…” le chiesero se se la sentisse di guidare, Ada rispose di sì e sotto shock, come un automa, tornò a casa…
Quella notte non riuscì a chiudere occhio…pensava ai pezzetti di cervello sparsi sul pavimento del parcheggio.
La mattina dopo arrivò una mail dalla direzione: l’ufficio sarebbe rimasto chiuso per una settimana, in memoria del defunto si sarebbe tenuta l’indomani una commemorazione…ma Ada quella settimana uscì di casa il meno possibile, non riusciva a prendere sonno la notte e l’unica cosa che la rasserenava era il pensiero di rivedere Marco una volta tornata al lavoro.
V.
UN PESSIMO CAFFE’
Il lunedì successivo, Mardex riaprì finalmente le porte.
“Siamo dispiaciuti per il suicidio del nostro stimato collega Dott. Davide Morelli, ma purtroppo la produttività non può fermarsi” più o meno questo era il contenuto del comunicato che fu inviato a tutti i dipendenti in vista della riapertura.
Era di nuovo lunedì, il cielo era cupo e Ada guardò come sempre la guglia della torre M, il rosso scintillante del logo, ed entrò strisciando il suo badge.
Il suo volto la guardò dallo schermo con aria seria, come ogni mattina comparve la scritta: Valentini, Ada – Cyber Risk Intelligence Analyst – Access: authorized
Ada prese l’ascensore e arrivata in stanza alla sua scrivania, vide subito Marco…era ancora più carino di come lo ricordava…la salutò con un sorriso, le chiese: “Come stai?” era così gentile…
La Sarti era lì, come sempre tutta in tiro, con il seno in evidenza, in equilibrio sui tacchi a stiletto delle sue Louboutin e truccata di tutto punto….ma Ada notò che sembrava ancora più nervosa del solito, la morte di Davide l’aveva turbata, era palese…ma non era un suo problema.
A lei Morelli non era mai stato simpatico, superato lo shock di aver visto il cadavere non aveva ragione per dispiacersi più di tanto del fatto che fosse morto…se la polizia aveva stabilito che si trattava di un suicidio, evidentemente aveva le sue buone ragioni per crederlo…”Quante persone sembrano sicure di sé e magari invece soffrono di depressione” pensò Ada. E comunque, ribadì a se stessa, non era un suo problema.
“Ti va un caffè?” Ada sentì la voce limpida di Marco…allora era ancora interessato a lei! “Certo, andiamo” gli disse sorridendogli.
Andarono al distributore automatico: Ada non amava il caffè, e quello del distributore era davvero pessimo…ma per quel dolce sorriso avrebbe fatto qualsiasi cosa – pensò tra sé e sé.
Marco non indossava mai i completi giacca e cravatta, vestiva in modo casual…quel giorno aveva un jeans e una camicia bianca, sembrava un ragazzino eppure doveva avere almeno 30 anni…aveva uno sguardo innocente e limpido che a Ada piaceva moltissimo.
Quel giorno lei aveva indossato una gonna plissettata un po’ corta, le solite mary jane e una camicetta bianca con rouches bordate di nero…voleva essere più carina possibile.
“Cosa prendi?” la sua voce calda la distrasse da quei pensieri…”Un caffè normale, grazie” gli disse sorridendo.
Notava che lui la guardava intensamente, i suoi occhi scintillavano. C’era qualcosa tra loro, non era possibile che stesse immaginando tutto lei.
“Stai molto bene oggi…” le disse lui porgendole quel terribile caffè in un bicchiere di plastica.
Anche le sue mani – notò Ada – erano belle, così delicate….nel prendere il bicchiere, le loro dita si sfiorarono.
VI.
SE CI VEDONO
“Ti ringrazio…” disse Ada abbassando lo sguardo “ma non è nulla di che, solo le stesse cose che metto ogni giorno” si schernì.
“Ada, tu sei diversa da tutte le altre colleghe….sei unica, ho sempre pensato che fossi fighissima! Non ti sminuire”. Le sorrise dolcemente, era appoggiato al distributore ed era carino come l’attore di un k-drama.
“Avevo sempre desiderato parlare con te, ma tu sei così riservata…sono contento di esserci riuscito, finalmente” proseguì “magari qualche volta dopo il lavoro potremmo prendere qualcosa insieme, per conoscerci meglio…ti andrebbe?” Ada non stava più nella pelle…incredibile, l’aveva persino invitata fuori!
Avrebbe voluto mettersi a saltare, ma disse solo: “Certo, volentieri…se vuoi in zona c’è una piccola izakaya, autentica giapponese…”
“Mi piacerebbe tantissimo, io adoro il Giappone…è così interessante il fatto che sei mezza giapponese…sei fortunata, Ada” le disse, e il suo sorriso splendeva come la luce.
Ada pensava di essere sul punto di liquefarsi sul pavimento, quando a un certo punto lui si avvicinò. “Aspetta, hai qualcosa tra i capelli…”le sfiorò una ciocca di capelli accanto al viso e a quel punto….Ada di impulso lo baciò, senza pensarci, senza ricordarsi che si trovavano nel bel mezzo dell’ufficio…
Chiuse gli occhi, e sentì le sue labbra, le sue mani che le stringevano la vita, con delicatezza eppure con passione, passarono a baciarsi secondi, o forse minuti, finché…bruscamente lui si staccò.
“A-Ada….” Balbettò tirandola via con delicatezza “siamo in ufficio, non possiamo, se ci vedono immagina i pettegolezzi…torniamo in stanza” disse frettolosamente e uscì senza fare altri commenti, dirigendosi verso la loro stanza. Ada rimase accanto al distributore automatico, interdetta.
Sentiva ancora il suo calore, e quel bacio non le era bastato.
VII.
LASCIA STARE
Ada tornò in stanza qualche minuto dopo, e trovò Lucrezia che inviperita sbatteva sulla scrivania di Marco una cartellina, urlandogli contro: “Ti avevo detto di stare attento, come puoi commettere simili errori? Che figura mi hai fatto fare con gli altri team leader, te ne redi conto???” gli stava sputando addosso tutto il suo veleno, per chissà quale banale errore che il malcapitato aveva commesso …Ada era sicura che non potesse essere nulla di così grave da giustificare quella scenata. Come osava trattarlo così?
Avrebbe voluto dire qualcosa, ma Lucrezia tra un’invettiva e l’altra uscì dalla stanza, ticchettando con le sue Louboutin e sbattendo la porta.
Probabilmente era andata a fumare una delle sue Iqos….durante la sfuriata si erano girati tutti, e Marco era mortificato, stava raccogliendo i fogli sparsi sul suo tavolo…Ada non ce la faceva a vederlo così.
Gli si avvicinò, e gli disse piano: “Che è successo…?” “Niente” rispose lui “lascia stare Ada…” aveva gli occhi bassi, e in mano quei documenti.
“Fammi vedere, magari posso aiutarti…” disse lei prendendo in mano i fogli, voleva capire dove fosse il problema, aiutarlo a risolvere….”Per favore Ada, lascia stare” Marco oppose resistenza e teneva i fogli in mano, e fu a quel punto che Ada vide una…due…tre goccioline di sangue cadere sulla carta formato A4 immacolata….nel trattenere i fogli, Marco si era tagliato un dito, e il suo sangue rosso vivo cadeva sui fogli candidi….Ada lo fissò turbata, e si ritrasse.
Tornò alla sua scrivania, e quel giorno non parlarono più.
VIII.
LOBUOTIN
Il giorno successivo, alle ore 8.00, Ada era davanti al tornello e strisciava come al solito il suo badge.
Valentini, Ada – Cyber Risk Intelligence Analyst – Access: authorized – Ada guardò distrattamente il solito messaggio sullo schermo, e la sua foto che la osservava con la consueta aria seria.
Oggi doveva parlare assolutamente con Marco, le dispiaceva per quanto era accaduto il giorno prima…era stata sicuramente troppo invadente, lui in quel momento era turbato dalla sfuriata di Lucrezia….doveva parlare subito con lui, e scusarsi…la colpa ovviamente era di Lucrezia, una frustrata che esercitava il suo (poco) potere sfogandosi sui più deboli…povero Marco!
Ada però quella mattina non fece in tempo a raggiungere la sua scrivania, che venne subito intercettata da una collega dell’amministrazione: “Ada, devi andare subito nella sala riunioni principale al piano di sopra, ti sta aspettando il Dott. Altieri”. Il Dott. Altieri? Cosa voleva da lei nientemeno che il CEO della Mardex, non lo aveva visto nemmeno al colloquio di lavoro, forse a qualche presentazione ufficiale, da lontano…C’era da preoccuparsi?
Ada si incamminò verso gli ascensori, quel giorno c’era uno strano silenzio, sentiva i suoi tacchi risuonare sul pavimento lucido.
Entrò nella enorme sala, dalla quale si vedeva tutta la città. Era la seconda volta che entrava nella sala principale, e rimase a bocca aperta per quanto era bella e luminosa.
Un enorme tavolo nero lucido con almeno una trentina di sedie attorno campeggiava in mezzo alla stanza, alle spalle c’era un imponente maxischermo.
Al centro era seduto Altieri, attorno a lui vari colletti bianchi che non aveva mai visto.
Si avvicinò timidamente.
“Prego Dottoressa Valentini, si accomodi” fu proprio Altieri a parlare, con la sua voce roboante dal tono brusco.
Ada si accomodò in punta di sedia dalla parte opposta, e lo osservò di sottecchi.
Aveva i capelli brizzolati tagliati molto corti, il volto dai lineamenti marcati era segnato dal tempo e dalle lunghe ore di lavoro, ma conservava un discreto fascino.
Aveva gli occhi di un colore indefinito tra il grigio e il verde, che la scrutarono come se volessero leggerle dentro.
“Dottoressa Valentini, abbiamo convocato una riunione d’urgenza perché stamattina gli inservienti delle pulizie hanno trovato qualcosa nella sala riunioni n. 17…” disse Altieri scandendo le parole. La sala 17 era quella più vicina al suo open space, quella che di solito usava il suo team per le riunioni. Ada era incuriosita, ma rimase in silenzio…
“E’ più semplice mostrarglielo, che descriverlo” proseguì il CEO, e fece cenno a uno dei suoi sottoposti, che prontamente azionò il proiettore dietro di loro.
Era un filmato delle telecamere a circuito chiuso che sorvegliavano l’ufficio, e mostrava una piccola sala riunioni vuota.
Dalla disposizione dei mobili, Ada riconobbe la sala 17.
Improvvisamente lo schermo iniziò a glitchare, non si vedeva più nulla se non puntini grigi.
Lo schermo divenne poi tutto nero e apparve una scritta verde, che ricordava quelle di un computer anni ’90.
La scritta diceva: LUCREZIA/SARTI: delete? Y/N
Ada vide il puntino fermarsi sullo yes, e poi di nuovo quel glitch…
E fu allora che apparve.
Sul tavolo della sala 17, c’era Lucrezia inguainata in uno dei suoi tailleur neri, distesa in modo scomposto.
L’immagine era abbastanza nitida per vedere il suo viso: era sempre truccata in modo impeccabile, ma un rivolo di sangue le correva lungo la fronte e aveva gli occhi vitrei, spalancati in un’espressione di puro terrore.
Il tacco sottilissimo di una delle sue inseparabili Louboutin era conficcato nel suo cranio, all’altezza della tempia.
Dimenticando dove si trovasse, Ada urlò.
IX.
BARBIE
“Dottoressa vuole un bicchiere d’acqua?” uno dei colletti bianchi accanto a lei le porse un bicchiere di quelli che erano sul tavolo della sala riunioni, con una bottiglietta d’acqua.
“No grazie…” sussurrò Ada con un filo di voce “ma di cosa si tratta, è uno scherzo?”
“Dottoressa Valentini, purtroppo non è uno scherzo” fu Altieri a parlare nuovamente “sfortunatamente questo spiacevole ritrovamento si è verificato davvero…per fortuna ho amici nella polizia, hanno esaminato l’area e portato via il corpo senza far trapelare nulla, per il momento….ma non so per quanto potrò tenere la cosa a tacere. Lei capisce, Dottoressa, che ne va della reputazione della Mardex, siamo già al secondo morto in pochi giorni….e mentre il precedente episodio poteva sembrare un suicidio, questo chiaramente non lo è. La cosa peggiore è che mentre nel parcheggio tutto si è svolto in un punto cieco in cui non ci sono telecamere, nella sala 17 come può immaginare la videosorveglianza c’è, ma non è stato ripreso nulla, inoltre sono stati aggiunti al filmato alcuni effetti di dubbio gusto che ha potuto vedere lei stessa…insomma il sistema chiaramente è stato hackerato, e dobbiamo scoprire chi è stato. Una spia aziendale? Magari la Sarti aveva scoperto qualche progetto segreto? Volevano l’algoritmo di T.O.M.Y. – E? Dottoressa Valentini, con le sue competenze solo lei può aiutarci a scoprirlo”.
Altieri dopo il lungo monologo la scrutò negli occhi con il suo sguardo penetrante, e proseguì: “Le daremo accesso al sistema centrale, in modo che lei possa risalire a quello che è successo…ovviamente sarà ricompensata per il suo operato” aggiunse Sarti, asciutto.
Come poteva rifiutare una richiesta del CEO in persona?
“Va bene…” disse Ada con un filo di voce, e le fu specificato che avrebbe dovuto iniziare a lavorarci subito, che contavano su di lei.
“Che ansia…” Ada pensò, acconsentendo a malincuore, turbata da quello che aveva visto e dalla responsabilità che le era stata addossata…si congedò e uscì dalla grande sala.
Chiaramente non amava Lucrezia, ma vederla morta in quel modo l’aveva sconvolta…e in più le avevano intimato di fingere di non sapere nulla.
La versione ufficiale era che la Sarti era in aspettativa per motivi personali….”Poi si vedrà” aveva detto Altieri, lapidario.
Ada andò nei bagni femminili, si sciacquò i polsi e si guardò allo specchio: la sua carnagione, già pallida, in quel momento era cerea…la situazione stava diventando davvero paradossale.
Avrebbe voluto confidarsi con qualcuno, ma con chi avrebbe dovuto parlarne? A parte uno, non le importava di nessuno in ufficio…doveva invece impegnarsi a capire chi fosse stato a commettere quell’atrocità, come le era stato chiesto.
Si ricompose e tornò in stanza, e subito si accorse che due scrivanie dopo la sua stava succedendo qualcosa…erano tutti riuniti lì intorno come se ci fosse chissà che….vide Marco di spalle, lo riconobbe subito perché aveva delle bellissime spalle atletiche.
Ma chi c’era lì? Si affacciò in mezzo agli altri, essendo di statura minuta non vedeva nulla…scostò delicatamente le persone accanto a lei e la vide.
Era alta e snella, aveva i capelli biondi acconciati in lunghe onde fresche di parrucchiere. Il viso era truccato delicatamente, e sotto gli occhi azzurro chiaro spiccava un nasino all’insù. Indossava un tailleur rosa antico e aveva decolté con il tacco alto dello stesso colore.
Ada era incredula: Barbie era forse scappata dal negozio di giocattoli più vicino?
X.
TORII ROSSI
Adesso che Lucrezia era “in aspettativa”, avrebbero dovuto trovare un nuovo team leader…ma ovviamente questo richiedeva tempo – rifletté Ada – non poteva essere che già il giorno dopo il ritrovamento l’avessero già sostituita…e infatti non era così.
Barbie vide Ada, e con un sorriso bianco scintillante le diede la mano, presentandosi: “Piacere, sono Vanessa Giorgi, la nuova addetta marketing del team” le disse compiaciuta.
Ada ricordò in quel momento che in effetti aveva sentito nei giorni scorsi che era previsto un nuovo ingresso in società…certo che bel giorno per arrivare – pensò Ada – dopo quello che era appena successo…ma naturalmente nessuno lo sapeva, a parte lei e i capi che manovravano la stanza dei bottoni…
“Piacere, io sono Ada Valentini, es…” Ada stava per presentarsi a sua volta, quando Vanessa la interruppe subito, con voce smielata: “Certo Ada, so chi sei…tu sei il genio che ha creato l’algoritmo T.O.M.Y. – E.! Come posso non conoscerti, sono una tua ammiratrice!” le sorrise squadrandola da capo a piedi “anche se ti immaginavo…diversa…” aggiunse, lanciandole un’occhiata obliqua.
Chiaramente, era una stronza. Ada sapeva distinguere gli stronzi al primo sguardo, essendo una persona silenziosa, un’osservatrice.
“Se è per questo anche io mi aspettavo qualcuno di completamente differente…” ribatté sorniona “benvenuta nel nostro team, comunque!” aggiunse tagliando corto, e andò a sedersi alla scrivania.
La infastidiva che tutti erano lì a parlare con la new entry, compreso Marco, che stava vicino a lei in piedi insieme ad altri a chiacchierare non si sa di cosa, lo vedeva spesso sorridere.
Possibile che solo il giorno prima si fossero baciati?
Finalmente quel siparietto finì e lui venne a sedersi, salutandola con il consueto sorriso luminoso, le chiese “Come va oggi?” e fu gentile, ma non ebbero occasione di rimanere da soli quel giorno…Ada tornò a casa un po’ delusa, la nuova collega le era da subito antipatica e inoltre Marco dopo il bacio appassionato che si erano scambiati faceva finta di nulla…forse per timidezza?
Il giorno dopo avrebbe dovuto chiarire le cose.
Andò a letto presto, e scivolò nel sonno…era buio, buio pesto, oppure no…c’era la nebbia, si trovava in un posto che non conosceva…camminava, e in mezzo alla nebbia vide emergere un portale rosso, e poi un altro e un altro…erano torii rossi, che uno dopo l’altro si stagliavano nel cielo bianco, il color cremisi spiccava nel paesaggio spoglio, quasi lunare…Ada capì di essere su una spiaggia.
Guardò a terra, aveva i piedi nudi, e un lungo abito bianco leggero che toccava quasi il suolo…quando aveva comprato un abito così?
Iniziò a camminare, attraversando i torii, ma quanto era lungo qual percorso?
Camminava, camminava….a un certo punto sotto i piedi sentì qualcosa di viscido, di scivoloso…ma di cosa si trattava? Alzò un piede nudo, e vide che era imbrattato di quel liquido…era sangue, non c’erano dubbi!
Ada iniziò a correre seguendo i torii, più correva e più il sangue aumentava, finché non arrivò alla fine del percorso. C’era il mare, ma era rosso sangue, e disteso nell’acqua bassa c’era Marco…indossava la sua solita camicia e i suoi jeans azzurri, era lui ma allo stesso tempo non era lui…i suoi occhi erano spiritati, senza pupille, e giaceva privo di vita, bianco come la cera.
Dietro di lui, in mezzo al mare, si stagliava un’altissima torre nera, sulla quale spiccava una M rossa…
Ada urlò svegliandosi di soprassalto.
Ma che razza di incubo aveva fatto?
Andò in cucina a prendere un bicchiere d’acqua, cercò di scacciare quelle immagini dalla sua mente…ma quella notte, dormì con la luce accesa.
XI.
MERCOLEDI ‘ ADDAMS
La mattina dopo Ada alzò gli occhi verso la torre M, e con un brivido ricordò l’incubo che aveva fatto…ma si impose di non pensarci.
Strisciando il suo badge, pensò che quel giorno avrebbe dovuto assolutamente chiarire le cose con Marco, non poteva lasciare tutto così.
Entrò nella stanza sperando di trovarlo seduto alla scrivania, gli avrebbe proposto magari un caffè al distributore…
Aveva indossato un abito che le piaceva moltissimo: era nero, abbastanza corto da mettere in mostra le sue gambe, che erano esili ma ben fatte, e aveva un colletto bianco di pizzo. Era uno dei suoi vestiti preferiti. Tra i capelli, aveva indossato un cerchietto bianco, che faceva contrasto con il nero corvino della sua chioma.
Si sentiva molto carina e pronta ad affrontare il discorso con Marco…
Ma purtroppo lui non era alla scrivania, anche se le sue cose erano lì, quindi era arrivato…
Accese il suo pc e dopo pochi minuti lo vide tornare in stanza, era con quella maledetta Barbie….dove diavolo erano andati insieme?
“Grazie per avermi accompagnata” trillò lei, e lui rispose: “Figurati, ma ci mancherebbe, se ti serve qualcosa chiedi senza problemi!”
Che nervoso….le serviva qualcosa e proprio a lui doveva chiederla?
Vanessa passò davanti a lei per andare alla sua scrivania, la vide e la squadrò come al suo solito da capo a piedi….”Buongiorno, Ada, come stai bene oggi!” le disse con un sorriso fintissimo “che carino questo vestito, sei identica a Mercoledì Addams te lo giuro!” e aggiunse subito “E’ un complimento, eh! Io adoro la serie Mercoledì” disse continuando a sorridere, ed era chiarissimo che non le stesse facendo realmente un complimento….quanto le dava sui nervi!
Stava per ribattere, quando fu Marco a intervenire: “Si, anche a me piace molto il suo look…” disse guardandola, e Vanessa senza una parola tornò stizzita alla sua scrivania.
Bene! Ada era raggiante per il complimento di Marco, voleva assolutamente parlare con lui da sola, magari invitarlo a cena in quell’izakaya…
Ma non sapeva come farlo senza dare nell’occhio…a un certo punto lui uscì nel corridoio, e lei dopo poco lo seguì.
Era vicino a una fotocopiatrice e stava prendendo dei fogli che aveva stampato.
“Hai stampato qualcosa? le disse, senza alzare gli occhi dalla macchina, che continuava a sputare carta.
“Ah…no no, in realtà ero uscita per andare in bagno…” mentì lei “grazie per il complimento di prima” gli disse sorridendogli.
“Ma figurati, lo penso veramente” ribatté lui, alzando finalmente gli occhi dalla stampante e guardandola.
Quel giorno sembrava particolarmente….felice…del resto – pensò Ada – i suoi aguzzini erano entrambi morti…o meglio Davide era morto, mentre Lucrezia era ufficialmente in aspettativa….a meno che? A meno che non li avesse uccisi lui! Ada impallidì…possibile? Con quel viso d’angelo?
Ma del resto molti serial killer avevano un aspetto carino e innocente…Certo, Marco non aveva le competenze informatiche per hackerare quel sistema, ma qualcuno avrebbe potuto aiutarlo…oppure si era finto incapace per uno scopo particolare?
“D- devo andare…” gli disse improvvisamente, e tornò in stanza.
Non poteva crederci….eppure lui era, in tutto il team, la persona che aveva il movente più forte per uccidere quei due….
Ada si mise al lavoro per il resto della giornata.
Doveva scoprire come avevano hackerato il sistema e trovare l’assassino. Non poteva essere lui, doveva esserci un’altra spiegazione!
XII.
LOVE.EXE
Ada lavorò tutto il giorno e non rivolse più la parola a nessuno…doveva venirne a capo, si immerse nei suoi codici.
Si risvegliò dalla trance quando ormai l’ufficio era vuoto….Marco quando era andato via? Nemmeno ci aveva fatto caso…
Avrebbe recuperato l’indomani! Del resto, sicuramente non era lui l’assassino e anche se lo fosse stato…una piccola parte di lei pensò: se è stato lui devo coprirlo…ma quella vocina si sopì subito, perché Ada disse a se stessa: “No, non può essere stato lui! Come puoi pensare una simile sciocchezza?”
Spense il pc e tornò a casa, scaldò un ramen istantaneo e dopo una lunga doccia calda si mise a dormire, stremata.
…Ada aprì la porta, ed entrò in una stanza…era molto grande, ma sembrava la stanza di un bambino piccolo: le pareti erano dipinte con colori pastello e decorate con disegni di caramelle di ogni tipo, sui lati non c’erano mobili, ma tanti pelouche a forma di coniglio, gattino, panda….ogni tipo di animaletto carino, alcuni erano piccoli, altri più grossi di lei…Ma dove si trovava? Ada si girò e vide uno specchio rosa a forma di cuore: incredula, guardò la sua immagine. Ma era davvero lei?
Indossava un abitino rosa con le maniche a sbuffo e la gonna vaporosa, molto corto. Aveva dei calzini bianchi di pizzo alti al ginocchio e delle mary jane nere, ma diverse da quelle che metteva di solito, che erano sobrie ed eleganti….queste erano tonde, buffe come quelle di un cartone animato, e in cima avevano un grosso fiocco rosa.
I suoi capelli erano acconciati con delle codine alte un po’ spettinate, ma la cosa più strana era che a dispetto del look delicato e da bambola i suoi occhi erano pesantemente truccati di nero…e il trucco era un po’ sciolto, come se avesse pianto…aveva un aspetto quasi clownesco.
Ada si girò perplessa, e vide che al centro della stanza c’era un pc, ma era un modello vecchissimo, risaliva a più di 20 anni prima….cosa ci faceva lì??
D’impulso si sedette e lo accese, e apparve la scritta: Windows 2000.
Ma che razza di scherzo era questo?
Appena la schermata comparve, subito si aprì una finestra, in cui era scritto: love.exe: do you want to install?
Ada d’impulso cliccò su yes, il pc iniziò a lavorare ma dopo pochi secondi si aprì una nuova finestra, che diceva murder.exe: do you want to install?
Ada turbata premette no, ma il pc continuò lo stesso a installare il programma, e apparve la scritta: murder.exe is installed.
A quel punto, lo schermo iniziò a ricoprirsi di sangue pixelato, finché non divenne tutto rosso…ma che roba era?
Ada era perplessa, ma si girò perché percepì qualcosa alle sue spalle, un fruscio…
Quello che vide la lasciò atterrita: tutti i peluche presenti nella stanza avevano preso vita, e i loro occhi non erano più dolci e carini, ma neri e vuoti, e tra le zampette pelose brandivano dei coltelli insanguinati….e la circondavano, erano sempre più vicini…
Ada urlò, svegliandosi in un bagno di sudore.
Un altro incubo assurdo…forse doveva evitare di lavorare così tanto…andò in cucina a prepararsi una camomilla.
XIII.
OGGI NON POSSO
La mattina dopo diluviava…Ada camminava verso la torre M che si stagliava minacciosa tra le nubi, reggendo un ombrello nero, bordato di bianco.
Quel giorno, indossava degli stivali neri e un impermeabile dello stesso colore…sotto aveva un tailleur bianco.
Si vestiva in modo semplice, ma sempre con molta cura…i suoi capelli lisci, perfettamente simmetrici, erano raccolti in una mezza coda.
Passò il badge sospirando, senza nemmeno guardare la solita scritta con il suo nome…
Era molto nervosa, perché non riusciva a capire come fosse stato hackerato il sistema e il giorno dopo avrebbe dovuto relazionare il suo operato ad Altieri…
Inoltre non sapeva cosa pensare di Marco: lo sentiva diverso, dopo quel bacio non avevano avuto più grandi contatti…ed era l’unico di sua conoscenza ad avere un movente per uccidere sia Morelli che la Sarti…ma non era possibile, non poteva essere stato lui, o comunque non lui da solo…non ne aveva le skills e non sembrava quel tipo di persona…
Ada uscì dall’ascensore, ed entrò nella sua stanza. Quello che vide, non le piacque per nulla….
Vanessa era appoggiata sulla scrivania di Marco, quel giorno indossava un completo beige chiaro, aveva la coda alta…parlavano fitto, ed entrambi sorridevano.
Riusciva a distinguere l’argomento di conversazione, parlavano di cani…a quanto pare, anche Vanessa aveva un cane, stavano discutendo allegramente di un argomento al quale lei era estranea….Ada non aveva animali domestici…e sembravano divertirsi molto.
Che fastidio le diede quella scena!
Ada si alzò di scatto e si diresse nel bagno delle donne. Si guardò allo specchio…quel giorno non aveva una bella cera, i suoi occhi scuri sembravano due pozzi senza fondo…aveva dormito malissimo per colpa di quello strano sogno…
Uscì dal bagno, e si trovò davanti proprio lui….era Marco, ed era solo!
L’aveva forse seguita?
“Buongiorno Ada, come stai?” le sorrise come di consueto, come se nulla fosse mai accaduto tra loro…non era possibile, Ada aveva bisogno di chiarire la situazione….
“Tutto bene…ma volevo dirti, dopo ti va di andare a pranzo insieme nel posto dell’altra volta?” gli chiese.
“Ah mi dispiace tanto, ma oggi non posso…ho già promesso agli altri di andare a pranzo con loro, se ti va di unirti…” le disse ma sembrava poco convinto…
A lei non interessava andare a pranzo con gli altri, voleva invece parlare con lui, soprattutto di quello che era successo tra loro quel giorno…non le andava di farlo li, ma a quel punto era costretta a dire qualcosa, non poteva aspettare ancora.
“Marco, io veramente volevo parlare con te in privato…sai, di quello che è successo tra noi l’altro giorno…”
Lui si avvicinò un po’ a lei e le disse, abbassando gli occhi: “Ada, mi dispiace di non averti detto più nulla dopo quel giorno…mi sono fatto prendere dal momento, ti chiedo scusa…tu sei una donna affascinante, ma siamo colleghi di lavoro, non so se è il caso….” Le disse, senza alzare lo sguardo.
Si trovavano in un angolo del corridoio, in quel momento non passava nessuno.
Anche se lui diceva così, Ada sentiva di non essergli indifferente…senza pensarci, si avvicinò a lui e gli appoggiò una mano sul petto…Marco non era altissimo, ma era sicuramente più alto di lei. Sentì che aveva un buon profumo, ma non ebbe il tempo di pensare molto: lui alzò il viso, o meglio si abbassò verso di lei, e la baciò sulle labbra, con delicatezza. Ada era confusa… Non sapeva come interpretare il suo comportamento, ma aveva voglia di ricambiare quel bacio perché lui ovviamente le piaceva…restò con le labbra sulle sue senza riuscire a staccarsi, né a ricambiare il bacio, ma pochissimi secondi dopo sentirono un rumore di passi…qualcuno stava arrivando, e si staccarono bruscamente.
Quel giorno, non parlarono più…Marco, come le aveva detto, andò a pranzo con altri del team e ovviamente c’era anche Vanessa…li vide allontanarsi insieme, chiacchieravano fitto e Ada non ci vedeva più dalla rabbia…perché si comportava così con lei? La baciava e poi la ignorava? Dietro quel visetto d’angelo si nascondeva una persona così insensibile?
Si concentrò nuovamente sul lavoro per non pensare…decise che quel giorno avrebbe scoperto chi c’era dietro tutto quel caos…se era stato davvero lui, qualcuno doveva averlo aiutato perché quel codice era indecifrabile….
XIV.
PROJECT MANAGER
Ada era rimasta sola ormai in ufficio, era già sera…doveva venire a capo di qualcosa, soprattutto (in cuor suo) voleva trovare qualcosa che scagionasse Marco, che giustificasse in altro modo il suo comportamento sfuggente dopo che si erano baciati…
Ripensò ad Altieri, al fatto che aveva voluto insabbiare l’omicidio di Lucrezia…poteva capire che un uomo privo di scrupoli come lui potesse fare di tutto per salvare la reputazione della Mardex, ma possibile che si sarebbe spinto fino a quel punto? Non c’era da escludere un suo coinvolgimento, magari il fatto di avere incaricato lei era stato solo un modo per depistare tutti dalle sue reali responsabilità.
Non avrebbe mai potuto accedere al computer di Altieri, ma a quello di Lucrezia, forse…
Si alzò dalla sua postazione, il computer della sua ex team leader era ancora lì…se fosse riuscita ad entrarci, forse…avrebbe scoperto qualcosa.
Lo schermo si accese, ovviamente non conosceva la password…iniziò a provare due password generiche, ma nulla da fare…di lì a poco si sarebbe bloccato tutto, doveva pensarci…e fu allora che quasi per scherzo digitò la parola Louboutin81…non avrebbe mai pensato che avrebbe funzionato, e invece funzionò….quanto era scontata Lucrezia!
Lo schermo con il logo della Mardex comparve, il desktop era ordinatissimo e con poche icone….Ada aprì la casella di outlook, ma non trovò nulla…iniziò a guardare tra i documenti, ma erano solo cose di lavoro…consultò la cronologia del browser….solo siti di shopping di lusso online…stava per rinunciare, quando tra i documenti vide una cartellina senza nome….di istinto la aprì.
C’era un file mp4 non nominato, Ada mise le cuffie e lo ascoltò…
Era una registrazione, probabilmente fatta con il telefono, Ada riconobbe subito la voce stridula di Lucrezia e quella asciutta e imperativa del CEO Altieri…
Ascoltò attentamente, la qualità dell’audio non era ottima ma si distinguevano tutte le parole nitidamente:
Altieri: “Prego Lucrezia, accomodati, cosa desideravi dirmi?”
Lucrezia: “Dottor Altieri, sa che io ho imparato tutto da lei come stagista…” esordì Lucrezia con una strana timidezza che Ada non le aveva mai sentito.
A:”Lucrezia, taglia corto! Non ho tempo da perdere con i convenevoli, dimmi quello che hai da dirmi senza preamboli” le rispose lui con tono di sufficienza.
L: “Io…mentre lavoravo al report per gli investitori…ho esaminato i flussi in entrata e in uscita dei conti intercompany e ci sono discrasie rilevanti nelle partite aperte, che non trovano copertura nei movimenti sottostanti…Ho motivo di credere che siano state effettuate operazioni contabili non tracciabili ai flussi reali…potenzialmente riconducibili a manovre elusive…ho qui le prove!” disse Lucrezia tutto d’un fiato, e si sentì il rumore di una cartellina che veniva sbattuta con forza sulla scrivania di Altieri…
Per tutta risposta, si sentì una risata maschile…Altieri stava ridendo sommessamente.
A: “Bene, bene, ti sei messa a fare l’investigatrice adesso…invece di concentrarti sul tuo lavoro…non mi sembra di averti insegnato questo” la incalzò con tono ironico “ma sicuramente una cosa ti ho insegnato…non fare nulla senza volere ottenere qualcosa in cambio…ammesso che tu abbia visto ciò che credi di aver visto…che cosa vuoi da me, Lucrezia?”
Dall’altra parte non arrivava risposta, poi la Sarti esordì incerta: “Quel posto da project manager…sono anni che me lo ha promesso! Voglio quell’incarico, e voglio che Morelli sia il mio braccio destro!” gli disse, e sembrava quasi spaventata dalle sue stesse parole.
“Ah ah ah ah ah…” stavolta Altieri rideva più forte “certo certo, il tuo inseparabile Morelli…Lucrezia, sai che quel posto in questo momento non è disponibile, ti ho già detto che quest’anno non abbiamo budget per darti un aumento…” proseguì con tono accomodante.
“Basta adesso!” tuonò lei, e la sua voce riacquistò il tono stridulo che aveva con i suoi sottoposti “io posso rovinarla Altieri, dia un’occhiata alle prove che ho raccolto…e vedrà che cambierà idea” gli disse, e si sentì di nuovo il rumore della cartellina sbattere sulla scrivania.
“Ora basta lo dico io, Lucrezia, hai passato il limite con le tue sciocchezze” replicò lui con tono gelido “adesso esci dalla stanza o chiamo la sicurezza, io ho da fare e non posso perdere tempo con queste cazzate!”
Si sentì il rumore dei tacchi di lei sul pavimento, stava uscendo dalla stanza, ma non mancò di replicare: “Legga quello che ho e vedrà se sono cazzate o no…”
Dopodiché si sentirono dei fruscii, e la registrazione finì.
Ada era scioccata…quindi Lucrezia aveva scoperto qualcosa, aveva ricattato Altieri…e possibile che lui…l’avesse fatta uccidere? Ma perché uccidere prima Morelli?
E perché ucciderla in quel modo? Una persona potente come lui avrebbe avuto mille occasioni per ammazzarla facendolo sembrare un incidente…
Ada era sotto shock…cosa stava succedendo in quell’ufficio? Chi era davvero il responsabile di quelle morti?
E soprattutto, perché non riusciva a decifrare quel maledetto codice?
Ada era stremata, e decise di tornare a casa…stavolta, non fece alcun sogno, o comunque, se ne fece, non ne conservò alcun ricordo.
XV.
GLITCH
La mattina dopo, era venerdì e un sole pallido faceva capolino da una coltre di nubi…
Ada passò il suo badge, e come sempre guardò distrattamente la sua immagine sullo schermo, quel giorno le sembrò che in quella foto avesse uno sguardo triste…avrebbe dovuto sorridere, la foto sarebbe venuta meglio…oppure, era solo lei ad essere di pessimo umore quella mattina.
Entrò e si rese conto subito che qualcosa non andava.
C’era un gran traffico tra i corridoi, e molte persone parlavano tra loro, concitate.
Ma che stava succedendo?
Entrò nella sua stanza e vide che nessuno era al suo posto…ma che strano!
Accese il suo pc come al solito, e rimase di sasso. Sullo schermo, apparve il logo di…Windows 2000? Ma cosa diavolo era, uno scherzo?
Ricordò vagamente il sogno che aveva fatto due notti prima…anche lì c’era un vecchio pc con installato Windows 2000…che significava quella coincidenza assurda?
Stava forse impazzendo?
Si accorse che sul desktop del suo pc non c’era nulla di quello che lei aveva salvato, solo una piccola icona nera con la M di Mardex.
Inoltre, il pc continuava a glitchare, apparivano puntini grigi a intermittenza…
A quel punto Ada cliccò sull’unica icona disponibile….e rimase senza parole.
Era un videogioco stile Pacman, dalla grafica retro tutta pixelata, ma che significava?
D’istinto iniziò una partita, e si rese conto che era proprio come Pacman, solo che quando i personaggi venivano mangiati, grossi schizzi di sangue fatti di pixel rossi imbrattavano lo schermo, finché non si copriva la visuale…e ovviamente non era possibile continuare il gioco, perché non si vedeva più nulla…ma che razza di videogioco era? Mentre sullo schermo campeggiava beffarda la scritta “Game over”, qualcuno venne a chiamarla.
Era una collega della segreteria, le disse: “Dottoressa Valentini, che ci fa qui? C’è una riunione urgente nella sala grande, vada subito”.
Era la seconda volta in pochi giorni che entrava in quella sala…ma cosa stava succedendo?
Ada si alzò e si incamminò verso la sua meta, incredula per tutta la situazione che si era creata.
XVI.
KILL BARBIE
Quel giorno il cielo era molto cupo, e le luci dell’ufficio erano tutte accese….e fu proprio nel momento in cui Ada iniziò ad attraversare il corridoio per arrivare nella sala riunioni principale, che iniziarono a spegnersi a intermittenza…inoltre, lungo i corridoi c’erano degli schermi che proiettavano a rotazione immagini della Mardex con frasi motivazionali, stile : “M.A.R.D.EX. – we are investing in your future” oppure “M.A.R.D.EX – our mission, your security”…ebbene, questi schermi erano guasti, proiettavano immagini deformate e la musica rilassante e asettica che accompagnava le presentazioni era distorta come quella di un carillon da film horror…cosa diavolo stava succedendo?
I corridoi erano deserti, Ada entrò nella grande sala e vide che bulicava di dipendenti, erano tutti ammassati in piedi, con i visi sconvolti e impauriti, al centro al suo solito posto c’era il CEO Altieri, che mandava dagli occhi grigi scintille come fulmini e aveva le mani contratte sul tavolo, con le vene in evidenza…sembrava fosse lì lì per esplodere.
Anche la luce della sala riunioni funzionava a intermittenza, a un certo punto Altieri stizzito comandò a uno dei suoi sottoposti di spegnerla…erano immersi nella penombra, fuori il cielo era plumbeo, anche il megaschermo dietro di lui era spento, e rifletteva le loro immagini, come uno specchio nero.
Ada si guardò intorno istintivamente per cercare Marco, non lo vedeva ma era difficile capire dove fosse, c’era tantissima gente e la luce era davvero poca…
Altieri iniziò a parlare, con voce cupa: “Buongiorno a tutti….” Riuscì ad abbozzare un sorriso sarcastico “come avrete notato siamo vittime di un attacco hacker….non abbiamo più il controllo del sistema, ma il nostro team di sicurezza ci sta già lavorando…presto ne verremo a capo, pertanto vi prego di non farvi prendere dal panico e tornare alle vostre scrivanie, in un’ora sarà tutto sistemato. Non sappiamo ancora chi sia l’autore di tutto questo, ma sapete noi abbiamo tanti competitor, siamo i leader indiscussi del settore…quindi in molti vorrebbero metterci in ginocchio…ma non ci riusciranno! So che voi credete nell’azienda, voi SIETE l’azienda, quindi vi prego di restare calmi e collaborare, e soprattutto di mantenere la massima riservatezza su quanto sta accadendo…”
Mentre Altieri parlava, improvvisamente nessuno gli prestò più attenzione perché…il megaschermo dietro di lui iniziò a glitchare….apparirono tanti puntini grigi, e tutti erano ipnotizzati a fissarlo. Improvvisamente, lo schermo ridiventò nero e piano piano iniziò a formarsi una scritta in verde, che ricordava i vecchi pc anni ’90…VANESSA_GIORGI: delete Y/N? pian piano, il trattino si sposto sullo yes…erano tutti ipnotizzati a fissare quell’immagine, ma Altieri non si era reso conto di nulla, continuava a fare il suo discorso di incoraggiamento…
Fu allora che sullo schermo apparve un’immagine, era chiaramente un filmato di videosorveglianza….Ada raggelò: si vedeva il corridoio alle spalle dell’open space in cui si trovava il suo team, quello di fronte ai bagni delle donne, con la stampante davanti alla quale lei e Marco si erano baciati l’ultima volta…c’era un corpo femminile riverso di spalle, indossava un completo rosa cipria e scarpe decolté beige…la testa era…non era visibile, era…dentro la stampante…e dalla macchina uscivano fogli a raffica, erano striati di sangue e mostravano un viso sfigurato….ma riconoscibile…capelli biondi macchiati di rosso, e occhi celesti spalancati in un’ultima smorfia di terrore, prima di restare senza vita…era indubbiamente Vanessa. Ada gridò, con tutto il fiato che aveva, e non fu la sola: urla si levarono in tutta la sala riunioni, la gente iniziò a spingere, a calpestare gli altri, presa dalla frenesia di fuggire….mentre Altieri, esterrefatto, si era accorto del filmato ed era rimasto, per una volta, senza parole…”E’ il sistema, è maledetto! C’è un fantasma dentro! Ci ammazzerà tutti!” urlò istericamente un’impiegata di mezza età dal perfetto carré biondo, e iniziò a spingere senza ritegno i suoi colleghi, smaniosa di fuggire.
Ada, piccola ed esile com’era, si nascose sotto il grande tavolo, per non essere schiacciata, e mentre aspettava che tutti defluissero il suo pensiero era uno solo: Marco….dove si trovava?
XVII.
NIENTE PANICO, COLLEGHI!
Marco, dove sei? L’unico pensiero di Ada in quel momento era cercarlo, assicurarsi che stesse bene…
Per un secondo pensò alla morte di Vanessa, a chi potesse essere stato…certo non Marco, ma forse neppure Altieri…che motivo avrebbe avuto di ucciderla? Aveva scoperto anche lei qualcosa…? Le sembrava strano, essendo appena arrivata…ripensò alle parole della donna con il carré biondo: “Il sistema è maledetto…” rabbrividì, ma poi si riebbe e uscì da sotto al grande tavolo…non doveva pensare a queste sciocchezze, proprio lei che era una mente scientifica…una spiegazione c’era e l’avrebbe trovata…ma adesso la priorità era assicurarsi che Marco stesse bene…strisciando da sotto il tavolo si ricordò di una vecchia canzone che diceva più o meno: “se la città bruciasse, io correrei da te…” e in quel momento ne capì appieno il significato.
Uscì nel corridoio, e vide ancora persone che correvano confusamente, mentre un addetto alla sicurezza continuava a ripetere: “Per favore, niente panico! Muovetevi ordinatamente, utilizzate le uscite di sicurezza…” ma nessuno lo ascoltava, mentre le luci continuavano a spegnersi e accendersi e i video promozionali della Mardex a proiettare immagini affastellate e a far risuonare nell’ambiente musiche distorte e cacofoniche…Ada iniziò, pian piano, a fare il giro di tutto lo stabile, metodicamente, per cercare Marco.
Purtroppo non erano mai stati tanto in confidenza da avere il suo numero di cellulare….e tra l’altro in mezzo a quel delirio, non sapeva nemmeno che fine avesse fatto il suo telefono.
Continuò a cercare, aprì decine e decine di porte, di Marco non c’era traccia…magari era tornato a casa sano e salvo? Pensò, e stava quasi rinunciando alla ricerca, quando fu attirata da un bagliore provenire da una piccola stanza, forse uno sgabuzzino…entrò, e vide che lì dentro c’era solo un computer….un computer vecchissimo, forse risalente a 20 anni prima….le venne un deja vu….dove aveva già visto qualcosa di simile? Che posto era quello? “Il centro del sistema…” le disse una vocina nella testa, ma la scacciò subito…aveva visto troppe volte Matrix probabilmente! Mentre stava per richiudere la porta, lo schermo si accese e iniziò a glitchare….Ada lo guardò con terrore, e vide comparire una scritta: MARCO_CONTI: delete Y/N?
No, no, no, no, no!!! Non poteva essere! Non Marco, non lui, così dolce e gentile!!! Ada vide comparire con terrore sullo schermo una stanza…la riconobbe subito, era la loro stanza…non c’era più nessuno, solo una persona era seduta proprio alla sua scrivania….era Marco, stava sulla sedia, e si teneva qualcosa con le mani…era un coltello, forse un tagliacarte, era conficcato nel suo cuore….un fiotto si sangue gli scorreva dal petto, macchiava le sue mani delicate, la sua camicia bianca…il viso era bellissimo come sempre, quasi sereno, aveva gli occhi chiusi e sembrava dormisse come un angelo…
Ada iniziò a correre, correre più forte che poteva, verso la sua stanza.
XVIII.
DELETE: Y/N ?
Magari era ancora vivo….magari poteva salvarlo…Ada attraversò piani e corridoi, più in fretta che potè…non pianse, non urlò, il suo unico scopo era arrivare da lui…
Entrò trafelata nella stanza che era stata fino al giorno prima un semplice luogo di lavoro…e lo vide.
Era lì proprio come nel video…ed era immobile, non poteva essere vivo….il sangue gli sgorgava dritto dal cuore, la sua camicia bianca era zuppa di liquido rosso….
Ada si inginocchiò di fronte a lui, stremata, incredula: ma chi, chi poteva essere stato? Chi poteva averlo ucciso, quale mostro…
“Ada mi dispiace, io non posso darti quello che vuoi in questo momento…” un flash le si affacciò nella mente, come un ricordo lontano, eppure così vicino….
“Marco, ma io ti amo! Non troverai nessuna che ti ami come ti amo io!” sentì se stessa pronunciare questa frase con voce rotta, non sembrava nemmeno la sua voce…
“A-Ada per favore….posa quel coltello…ti prego, so che non lo faresti mai!” sentiva ancora la voce di Marco, ma quando le aveva detto quelle frasi?
“Se non puoi essere mio, allora non sarai di nessuna!” mentre sentiva se stessa pronunciare quelle parole che non ricordava di avere mai pronunciato…Ada iniziò ad avere un fortissimo mal di testa…la testa le stava scoppiando, si mise le mani sulle tempie, ma…le sentì viscide, bagnate…abbassò lo sguardo e lo vide…era sangue, sangue sulle sue mani, sangue sulla sua camicetta bianca….eppure non si era avvicinata al cadavere….come era possibile, che scherzo le stavano giocando…?
Ada arretrò, inciampò, cadde contro il muro facendosi male…aveva preso una storta alla caviglia, era caduta male su un tacco…ma doveva rialzarsi, doveva trovare la persona che aveva fatto tutto questo…
Cercò di alzarsi a fatica, incespicando, e…
Vide davanti a sé Davide Morelli, era nel parcheggio, le sorrideva beffardo: “Sempre a difendere Conti, eh? Ti piace quell’idiota, Valentini? Eppure tu sei una ragazza intelligente…anche carina se posso permettermi…chi te lo fa fare di stare dietro a quell’incapace?” diceva tronfio appoggiandosi alla balaustra del parcheggio…e vide se stessa correre verso di lui…e spingerlo di sotto con tutta la sua forza…
Si era alzata in piedi, e cercava di raggiungere la porta ma non riusciva a camminare, le faceva male la caviglia…
E vide Lucrezia, era tardi e stava nella sala riunioni n. 17 a mettere a posto dei documenti….lei stava andando a casa, si fermò ed entrò dentro: Lucrezia, la dovete smettere di tormentare Marco!” sentì se stessa dire con decisone, rivolta alla sua team leader.
“Ada ma cosa sei diventata, l’avvocato delle cause perse?” sogghignò lei senza darle retta, continuando a sistemare quei fascicoli “guarda che a fine anno quello li è la prima testa che salta, appena gli scade il determinato…non ha futuro qui dentro, è un incapace! Non perdere tempo con lui, ti do un consiglio da sorella maggiore…”
Ma nemmeno aveva finito di dire quella frase, che Ada vide se stessa spingere Lucrezia contro il tavolo, ebbero una colluttazione…lei aveva perso una delle sue Louboutin cadendo….
Ada vide se stessa prendere la scarpa, e piantargliela nel cranio più forte che poteva…
Ada cadde a terra in ginocchio, non riusciva proprio a camminare con quella caviglia slogata…
Vide la fotocopiatrice, e Vanessa che stava li davanti a fare delle scansioni…lei usciva dal bagno delle donne, e Vanessa con voce smielata la chiamò “Ada, scusami…posso farti una domanda?” Ada non rispose, ma Vanessa continuò…”Senti ma tu che sei sua amica…sai se Marco è fidanzato? Perché vorrei chiedergli di uscire, mi piace moltissimo e credo di piacergli anche io da come si comporta…” Ada vide se stessa fare uno scatto improvviso e senza darle neppure il tempo di urlare, prenderle la testa, e fracassargliela con il coperchio della fotocopiatrice….una, due, tre volte, con tutta la forza che aveva…mentre la macchina continuava a scansionare….
Possibile che fosse stata lei…lei sempre lei?
Lei ad ammazzare Davide, Lucrezia, Vanessa…e infine Marco?
Lei ad hackerare il sistema al quale ormai aveva pieno accesso, a cancellare i filmati con gli omicidi, ad inserire quegli effetti, a far andare in tilt l’intera azienda…
Ma soprattutto…possibile che Marco le avesse detto davvero di non amarla?
Non era possibile, non era possibile, lei era sicura che la amasse, glielo aveva letto negli occhi…qualcosa non andava, forse davvero il sistema era maledetto…Ada strisciò fino al corpo di Marco, che era ancora adagiato sulla sedia, bellissimo e angelico come era stato in vita…doveva andare da lui…ci doveva essere una spiegazione a tutto…
Si tirò su a fatica, poggiandosi alla sedia….gli prese il bel viso tra le mani, che stava diventando pallido e grigio…voleva dargli un ultimo bacio, poi sarebbe uscita di lì, avrebbe incastrato il vero colpevole…mentre stava per avvicinare le labbra alle sue, vide lo schermo sulla sua scrivania glitchare…e poi apparve la scritta:
DELETE: ADA/VALENTINI: Y/N?
EPILOGO
8 agosto 2035, post anonimo su una pagina Facebook dedicata ad appassionati di horror:
“Ciao a tutti, volevo raccontarvi questa storia, successa ad un mio amico che lavorava alla torre M, vi ricordate dove una volta c’era la società di informatica che fu messa in ginocchio dagli hacker e fallì dieci anni fa…? Sapete che è rimasta abbandonata per anni, ma adesso è sede di una banca, hanno cambiato il logo e tutto, ma ovviamente la torre è la stessa…il sistema informatico è lo stesso…
Ebbene, lui una sera era rimasto solo in ufficio….mi ha raccontato che il pc ha iniziato a glitchare ed è apparso il volto di una donna asiatica, stile The Ring, sullo schermo, e poi il suo nome, con la scritta: DELETE: Y/N? lui è scappato via a gambe levate, da quel giorno si è licenziato, prende psicofarmaci…si dice che fosse una donna che lavorava lì, una hacker geniale di origini giapponesi che impazzì e uccise quattro colleghi…ma altri dicono che fu il sistema a ucciderli, un sistema maledetto che era rimasto lì dagli anni 2000, c’era un virus dentro che nessuno ha mai saputo decifrare….gira voce che lei viva ancora in quel sistema…Se volete liberissimi di non crederci, ma è tutto vero!”
Il post è stato cancellato mezz’ora dopo essere stato pubblicato.
FINE
“Non avrei dovuto farmi vedere in quel modo…ora senpai mi ha vista nel…mio momento peggiore”
Ayano Aishi, Yandere Simulator
“Noi staremo insieme per sempre, non importa quello che accadrà, se morirò o verrò arrestata o accoltellata, o bruciata, se diventerò Dio o diventerò pazza…”
Ame-chan, Needy Girl Overdose
