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Children Of Doom – Eduardo Vitolo

Birmingham, 1970: una band esordiente, capitanata dal giovane ed inquietante John Michael Osbourne, che tutti conosceranno come “Ozzy”, pubblica il suo primo album. Sulla copertina, davanti ad un sinistro mulino ad acqua che sembra galleggiare nella nebbiosa campagna inglese, si staglia una figura nera dai lunghi capelli, ammantata in un cappotto del colore della notte, dallo sguardo indistinguibile. Si dice che sia una strega o forse solo un’apparizione di una antica megera, magari morta lì su un rogo tra atroci sofferenze? Nessuno può saperlo, tuttavia quelle otto tracce resteranno nella storia della musica. Un misto tra il lato più oscuro e decadente della psichedelia, il nascente heavy metal e qualcos’altro, qualcosa di oscuro e morboso, cupo e disturbante come le ali nere di un pipistrello. E’ qui che affondano le nere radici del doom.

Black Sabbath – album omonimo (1970)

La parola inglese “doom” può essere tradotta come “destino funesto, avversa sorte”, “the day of doom” è il Giorno del Giudizio. Nessuna parola potrebbe meglio rappresentare un genere come il doom metal, fatto di ritmiche lente, potenti e soffocanti, di un cantato sofferto e romantico, di testi che grondano pathos e tragedia. Un genere che negli anni non ha perso il suo smalto, e che nei vari paesi, in Europa ed Oltreoceano e persino nella nostra penisola, ha saputo partorire band di tutto rispetto e produrre veri oscuri capolavori.

My Dying Bride

Band come Candlemass, Cathedral, Saint Vitus, o come i gotici Paradise Lost e My Dying Bride, hanno rappresentato e rappresentano tuttora quest’attitudine magistralmente. “Children of Doom” di Eduardo Vitolo si ripropone,riuscendovi egregiamente, a tracciare un lungo ma mai tedioso excursus sulla nascita di questo unico ed affascinante genere musicale, con le sue diramazioni ed evoluzioni, con le sue sfumature, differenti in ogni cultura (dagli Stati Uniti al doom del “gelo nordico”, dalla fervida Terra d’Albione alle band nostrane).

Paradise Lost

Il libro si conclude con un’appendice costituita da una serie di interessanti interviste, confermandosi (come il validissimo “Horror Rock – la Musica delle Tenebre”) una pregevole guida per chi si voglia avvicinare al genere ed una piacevole lettura per gli appassionati, dalla scrittura chiara e scorrevole, dal taglio enciclopedico ma dai contenuti mai superficiali. La prosa è arricchita da molte fotografie, che illustrano le copertine degli album trattati, dando spazio, in questo modo, anche all’estetica doom, importante forse quasi quanto la musica, con le sue immagini decadenti, nebbiose, a volte grottesche e splatter.

Una lettura da non perdere, da fare tutta d’un fiato, ascoltando gli artisti dei quali si parla e magari immaginando di varcare i cancelli di un oscuro, antico cimitero…

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